Editoriale

Raccoglie pensieri e riflessioni del sottoscritto

Les enfants de la Patrie

In questo blog si parla quasi solo ed esclusivamente di calcio ma attorno al mondo del pallone gira tanto altro. Nella mente di molti stolti, folgorati sulla via di Damasco da brandelli di ideologie che speravamo sepolte ma che puntualmente rispuntano fuori come l’erbaccia cattiva, la finale di Russia 2018 ha evocato lo scontro di civiltà: la patriottica Croazia, composta da soli rappresentanti dell’etnia croata (una balla colossale) contro la lasciva Francia, risultato di un meticciato razziale per il quale un giorno s’accusano gli incivili invasori africani e quello dopo gli spietati colonizzatori francesi.

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Grazie Gigi

In tanti lo hanno amato e in tanti hanno fatto fatica a sopportarlo. I suoi gesti in campo e le sue parole fuori dal rettangolo di gioco non sono mai state banali. Sulle sue vittorie e sulle sue sconfitte si è costruito un mito. Ieri ci ha lasciato, calcisticamente parlando, la figura che più di tutte ha rappresentato il calcio italiano nel mondo negli ultimi 20 anni: da Pechino a Montevideo, passando per Accra. Chiunque sia anche solo sfiorato dall’interesse per il calcio, conosce Gianluigi Buffon.

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Un altro anno nel segno del monopolio Juve

Non lo chiamano derby d’Italia ma quella tra Juve e Milan è da più di mezzo secolo la sfida tra due modi di concepire il calcio. L’italianità spiccata dei bianconeri, leaders incontrastati dell’albo d’oro della Serie A, e il respiro internazionale dei rossoneri, primi nella storia del calcio nostrano a vincere un trofeo internazionale ufficiale e, per distacco, la squadra italiana più vincente in campo europeo e mondiale.

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L’onore delle armi

Credo che questa squadra e questi due anni rimarranno impressi a lungo nella memoria dei tifosi del Napoli. Nonostante il bilancio ampiamente fallimentare (neanche un trofeo in bacheca) questi giocatori e questo allenatore hanno lasciato una traccia indelebile nella storia del club. Per un anno intero Jorginho, Hamsik, Mertens, Callejon, Insigne e il resto della compagnia hanno espresso il calcio più bello d’Italia ricevendo fior di complimenti anche al di fuori dei confini nazionali.

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Sbatteteli dentro e buttate via la chiave

E’ un padre di famiglia. Una persona estremamente apprezzata nella sua comunità di Dunboyne, poco meno di settemila anime nel nord-ovest dell’Irlanda cattolica, nella quale vive con la moglie e i tre figli. A 53 anni si trova ricoverato al centro neurologico di Walton, in bilico tra la vita e la morte, colpito ripetutamente al capo con delle cinghie da persone che definire bestie sarebbe un insulto. Per le bestie.

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Un’impresa dalla quale provare a ripartire tutti

Quanto sto rosicando per essermi perso una serata storica come quella di ieri sera. Maledetto torneo di calcetto! Che io poi lo detesto il calcio a cinque ma mi sono fatto tirare in mezzo da alcuni amici a novembre e adesso me lo devo ciucciare tutto fino a maggio. Mi cerco i guai con la lanterna come stile di vita, lo so. Pazienza, ormai è andata così…

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Il tempo delle scelte

E’ bastato un gol di Insigne su calcio di rigore per ridare almeno in parte un po’ di luce a questa buia settimana di amichevoli internazionali che ci ha visto fare da sparring partner a due selezioni che, nonostante il blasone, secondo me avranno grandi difficoltà anche ad arrivare ai quarti di finale di Russia 2018. C’è voluto il Var (Dio sempre lo benedica) per tornare a segnare dopo quasi 400 minuti. L’ultima rete azzurra risaliva ad ottobre. Quando Candreva la scagliò dentro (sì, scagliare è il verbo più appropriato) contro l’Albania qui si stava vendemmiando, mio figlio non aveva ancora compiuto un anno e l’Inter era in lotta per lo scudetto (risate di sottofondo).

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