Editoriale

Raccoglie pensieri e riflessioni del sottoscritto

Questione di mentalità

Parto da una semplice premessa: sono una persona pragmatica, consapevole di cosa voglia dire fare i conti con la durezza della realtà e di come, a volte, il destino ti ponga di fronte a delle scelte obbligate cui difficilmente ci si può sottrarre. Detto questo, dunque, non voglio ergermi a moralizzatore. Non voglio fare come coloro che, comodi a casa in ciabatte, danno lezioni di vita dietro ad una tastiera senza mostrare la benché minima empatia nei confronti delle situazioni cui si riferiscono con tanto fervore.

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Ciao mister

Avevo solo sette anni in quella bellissima estate del 1990. Avevo cominciato ad accostarmi al mondo del pallone a primavera. C’era mio padre tutto preso da quel finale convulso di campionato che vide il Napoli spuntarla sul Milan dopo una serie infinita di colpi di scena e di polemiche. Era l’anno dei mondiali e, sempre papà, aveva deciso di fare un salto nel futuro acquistando per l’occasione la nostra prima tv a colori: un Trinitron Sony che, a vederlo adesso (è ancora da qualche parte in cantina), sembra uscito direttamente da Videodrome.

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Una domenica bestiale

Torna la Serie A, torna il fantacalcio e torna pure l’Hyboria League. Dopo un’attesa lunga due interminabili settimane (grazie, il riposo non è mai abbastanza) si ricomincia. Dal più bravo degli inviati di Sky al più sfigato dei fantallenatori, eccoci qui, tutti di nuovo con le teste chine sui nostri taccuini interattivi a prendere appunti, far di conto e, a volte, imprecare.

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Abbracciamoci

Come riprendersi da una botta del genere? Rituffarsi con entusiasmo in questo progetto di cui solo ieri ho raccontato con orgoglio la Genesi non basterà. Vero, la vita è fatta di tanto altro e le cose importanti sono lontane anni luce da uno sport in cui 22 ragazzi sudati corrono fino allo sfinimento dietro ad un pallone per un’ora e mezza senza che, in un’ora e mezza, questo riesca ad entrare una stramaledetta volta in quella rete.

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La genesi

Eravamo quattro amici al bar che volevano cambiare il mondo. No, ovviamente non è andata così. La storia è un po’ più lunga, e probabilmente anche un po’ più banale. Ammesso che mettersi a fare quel che faccio io a trent’anni passati da un pezzo possa essere considerato banale e non da ricovero. Ve lo racconto stasera, come promesso, dato che il profilo twitter ha raggiunto a 5 mesi dalla sua apertura i 100 followers. Contribuirò così a farvi perdere in maniera pallosa un quarto d’ora dello snervante tempo d’attesa che ci separa dalla partita di questa sera. Tanto fuori piove a dirotto e fa freddo. Dove dovete andare? (altro…)

A testa in giù

Questa sera al lavoro c’era un atmosfera molto tranquilla. Pochi i clienti e telefono che non squillava mai. Ciò ci ha permesso di seguire discretamente le partite tramite il pc della reception usando le fonti solite quali diretta.it, Repubblica e ovviamente twitter. Ci siamo divertiti tantissimo. Una valanga di gol e di emozioni. Tutte insieme. Tutte in contemporanea. Occasione rarissima ormai visto lo spezzatino e le politiche imposte dal mercato dei diritti televisivi. Solo di ritorno a casa, in auto, ascoltando Radio Uno, abbiamo appreso dei comportamenti beceri di alcune curve prima dell’inizio delle gare, sia durante il riscaldamento che durante il minuto dedicato alla lettura dei brani del diario di Anna Frank.

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Chi è contro la Var è complice

La storia del calcio è costellata di errori arbitrali gravi che sono costati molto cari a chi li ha subiti. La storia delle qualificazioni ai mondiali non è da meno. In alcune federazioni periferiche poi, senza quattrini e governate da personaggi ben lungi dall’essere al di sopra di ogni sospetto, tali errori troppo spesso sono facilmente riconducibili a comportamenti deliberatamente fraudolenti. E’ di appena un mese fa la storica decisione della FIFA di annullare il risultato di Sudafrica-Senegal e di radiare l’arbitro George Lamptey reo di aver truccato il risultato della partita. Il motivo? Le scommesse.

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