La genesi

Eravamo quattro amici al bar che volevano cambiare il mondo. No, ovviamente non è andata così. La storia è un po’ più lunga, e probabilmente anche un po’ più banale. Ammesso che mettersi a fare quel che faccio io a trent’anni passati da un pezzo possa essere considerato banale e non da ricovero. Ve lo racconto stasera, come promesso, dato che il profilo twitter ha raggiunto a 5 mesi dalla sua apertura i 100 followers. Contribuirò così a farvi perdere in maniera pallosa un quarto d’ora dello snervante tempo d’attesa che ci separa dalla partita di questa sera. Tanto fuori piove a dirotto e fa freddo. Dove dovete andare?

Come nasce Hyboria League? Chi vi scrive, da sei stagioni, è impegnato in una storica lega di fantacalcio tra amici la cui prima edizione (io non c’ero) risale addirittura alla stagione 2002-2003. Calcisticamente circa un millennio fa. Tanto per darvi la dimensione parliamo di un campionato cui partecipavano squadre come Como, Reggina, Piacenza e Modena, ora disperse nei meandri della Lega pro, se non ancora più giù. Di un campionato in cui due arzilli giovinotti, non più tanto giovinotti, come Roberto Baggio, che indossava la divisa del Brescia, e Beppe Signori, che indossava quella del Bologna, riuscivano ancora ad andare in doppia cifra.  Di un campionato in cui il Toro finì ultimo. Era un altro mondo appunto. Per il fantacalcio ci si attrezzava con grandi quaderni a quadretti, penne, matite, gomme e bianchetti tossici. Si aspettava l’uscita della gazza al martedì per vedere i voti e fare i conti. Chi a mente, chi con la calcolatrice. La formula era quella della Magic, con qualche correttivo: ognuno, dato un budget iniziale, si faceva la squadra che voleva e, nei limiti di alcune regole precise, poteva modificarla in corso d’opera durante l’anno.

Nelle ultime due stagioni, spinti dalla voglia di innovare, avevamo inserito anche un torneo parallelo a scontri diretti. L’idea era piaciuta molto ma aveva portato alla luce tutti i limiti della formula Magic. Eravamo in 10. Cinque o sei di noi (non chi vi scrive) molto esperti e soprattutto perfettamente in grado di prevedere le strategie degli avversari. E vorrei anche vedere se giocando 15 anni insieme non ci si conosce a memoria. Morale della favola le rose più competitive, dal centrocampo in su, venivano praticamente quasi identiche. Ma mentre nella classifica a punti la cosa non saltava all’occhio più di tanto, negli scontri diretti la situazione rasentava il grottesco. Ci trovammo infatti più volte a dover calcolare il risultato di sfide in cui i due avversari avevano schierato in campo per 7/11 la stessa ed identica formazione. Il nodo venne presto al pettine e, durante la seconda stagione con il campionato a scontri diretti in vigore, le polemiche divennero sempre più roventi. Già nel periodo di Natale si provò ad intavolare un dialogo per trovare una soluzione concreta per l’anno successivo ma il gruppo si spaccò immediatamente: da un lato i tradizionalisti, abituati a giocare con questa formula da 15 anni e assolutamente contrari ad una sua modifica integrale; dall’altra la fronda guidata dal master informatico del gruppo che proponeva di passare tout-court al metodo con asta e squadre tutte diverse le une dalle altre. In mezzo quelli come me che prediligevano il cambiamento ma che avevano più a cuore il mantenimento del gruppo. Niente da fare. Le due posizioni si polarizzarono e, già nel mese di gennaio, si capì che la situazione sarebbe precipitata. Sia i tradizionalisti che la fronda pro-asta avevano annunciato l’abbandono della Lega nella stagione successiva in caso di prevalenza delle posizioni della parte avversa. Fu in quel momento che provammo una velleitaria mediazione. Buttai lì così, pur sapendo che non avrebbe riscosso successo, questa stupida idea del sorteggio guidato. L’iniziativa raccolse il parere positivo di almeno un collega e la non ostilità dei non ‘radicalizzati’. Ma eravamo comunque solo in quattro, di cui uno manco tanto convinto. Ovviamente tutto finì nel nulla e l’idea da me proposta, ancora acerba, non ebbe modo di essere approfondita. Rimase una boutade e finì presto in quei meandri sconosciuti dei gruppi whatsApp che tanto devono ricordare le vecchie soffitte impolverate di una volta piene di ragnatele, roba rotta, e quello stupido regalo che ti fecero gli zii d’America per il matrimonio.

Fu così per tutti ma non per me. Quell’ideuzza uscita fuori quasi per sbaglio rimase nella mia mente come un tarlo. Più passavano i giorni e più il mio cervello rimuginava su come potesse essere realizzato a livello pratico un fantacalcio basato sul sorteggio guidato delle rose. Arrivò così meta febbraio e decisi che avrei dovuto fare una sperimentazione. Negli anni precedenti infatti io ero sempre stato il tester delle modifiche al regolamento. Mi prendevo cura di files paralleli in cui applicavo al nostro campionato in corso regole che avremmo potuto inserire l’anno successivo, per vedere se effettivamente funzionavano o se erano da scartare. A fine stagione presentavo una sorta di consuntivo e mettevamo la questione ai voti. Era stato così con i bonus casa trasferta ad esempio, durante la stagione 2015/2016.

Preso da questo modus operandi, ma svincolato in quanto a fantasia visto che non dovevo rendere conto a nessuno se non a me stesso (e che soprattutto non dovevo convincere nessuno, se non me stesso), cominciai, partendo da zero, a buttare nero su bianco un regolamento imperniato sul concetto di sorteggio. Misi insieme: elementi classici del nostro fantacalcio, come l’utilizzo del modello basato sui moduli con trequartisti; nuovi elementi presenti in fantacalcio giocati da altri amici, come il bonus per la porta inviolata; rivisitai e riparametrai alcune regole, come quella del modificatore per la difesa e quelle che attribuiscono dei vantaggi a chi gioca in casa; aggiunsi ulteriori elementi, inventati di sana pianta, come il bonus al capitano o i moduli speciali. La missione era soltanto una: costruire un insieme coerente e giocabile. Ed ecco che nel giro di due settimane venne fuori una bozza di regolamento destinata a fare da fondamenta a questo esperimento. Ovviamente sapevo che non avrei mai trovato 9 persone disposte a giocare con me, quindi optai per il “solitario”. Avrei condotto l’esperimento da solo, gestendo tutte le rose da solo, nel migliore dei modi possibili.

La diga ormai era venuta giù, tanto valeva divertirsi fino in fondo. Avendo inserito nel regolamento anche il mio vecchio pallino delle rose fisse negli anni, ma in mancanza di fantapresidenti che potessero scambiarsi i giocatori in sessioni di mercato apposite (non potevo fare scambi tra me e me stesso), iniziai a pensare ad un modo per far sì che le rose evolvessero nel tempo da sole. Ovviamente doveva essere un meccanismo del tutto indipendente dalla mia volontà e che avesse comunque come perno il concetto dei sorteggi. Fu così che nacque il peggiore dei mostri dell’Hyboria League, ovvero il capitolo “l’evoluzione delle rose“, in cui il destino dei giocatori delle varie franchigie è legato a doppio filo con quello delle loro carriere professionali in Serie A. Non sto qui a spiegarvelo, vi ho messo il link apposta e ve ne metto pure un altro all’approfondimento (Vi spiego il regolamento: il mercato). Inserii infine pure un meccanismo di premialità grazie al quale le squadre meglio piazzate in stagione avrebbero acquisito il diritto automatico ad assicurarsi le “prime scelte” presenti nel listone di mercato dell’anno successivo.

Il gioco era fatto. Avevo la macchina, le chiavi e la patente.

L’ultimo passo fu quello di decidere di condividere tutto questo sul web, senza tenerlo chiuso nel mio computer. Per garantire la serialità (è un fantacalcio che vuole diventare una saga, lo dice il sottotitolo stesso) c’era bisogno di trovare un’ambientazione coerente e di dieci fantasquadre di cui raccontare le imprese (come fossero reali) con un taglio giornalistico. Dapprima il pensiero corse ad Holly & Benji ma per vari motivi non trovai soddisfacente la soluzione. Venne quindi in mio soccorso la passione per la saga di Conan il barbaro, quella originale di Robert Ervin Howard, che avevo divorato da bambino e riletto una decina di anni fa con gli occhi dell’universitario che ne aveva i coglioni pieni di Hobbit, anelli e fantasy bambineschi da cinepanettone. Una spruzzata ulteriore di immaginazione (quella non mi è mai mancata) e avevo tutto ciò di cui necessitavo.

Il risultato è quello che vedete tutto intorno a voi su questa schermata. Alcuni dei regni più battuti dal cimmero durante le sue innumerevoli avventure dell’epoca hyboriana sono divenute delle franchigie. Queste franchigie si sfidano in tre competizioni che, scelta domenicale delle formazioni ed esecuzione materiale dei sorteggi a parte (cose che devo fare per forza io – ps: i video del sorteggione 2017 li trovate sul nostro canale youtube), potrebbero andare avanti da sole all’infinito, rinnovandosi automaticamente di anno in anno. Un fantacalcio che si autoalimenta, ricco di variabili che ne rendono imprevedibili gli sviluppi futuri. Un fantacalcio dal quale, qualunque lettore interessato si imbattesse per caso in queste pagine, potrà copiare le parti che preferisce. Non c’è copyright. Un fantacalcio che, nonostante l’utilizzo di internet e del pc, rimane ancorato al buon vecchio “farsi i conti da soli”. Non esiste App (e credo che nessuno avrà interesse ad idearne mai una) adatta a contenere regole e parametri dell’Hyboria League. Noi il lunedì non abbiamo i risultati pronti ma dobbiamo inserire manualmente i voti in un file excell apposito da me ideato che poi fa anche da archivio. Questo non perché ci piaccia il vintage, ma semplicemente perché crediamo che le App che si utilizzano adesso abbiano tolto tanto del bello e del fascino a questo gioco rendendolo un mero “fare la rosa / fare la formazione”.

In un unico colpo sono dunque riuscito a soddisfare due esigenze: da un lato testo la validità e la giocabilità di un fantacalcio unico ed originale, concepito interamente da me; dall’altro gioco a fare il giornalista sportivo consumando una piccola vendetta professionale nei confronti di un mondo che, nonostante gli anni di studi, mi ha tenuto alla porta. Non che io abbia mai insistito col bussare vista la mia repulsione nel prestarmi a svolgere lavori per i quali non mi pagassero. Ma questo è un discorso trito e ritrito. Lo sappiamo tutti che in Italia fare il giornalista è una cosa da fessi o da figli di papà. Poco male. Farlo per gioco è più divertente e stimolante, anche se il tempo necessario è tanto, ma quello a disposizione è pochissimo.

Eccola qui tutta la storia. Ma non posso chiudere questo lungo “papiello” senza delle precisazioni. Vi sono debitore riguardo almeno a due situazioni:

La prima: vi starete di sicuro chiedendo che fine abbia fatto la Lega nella quale giocavo e dalla quale è partito tutto: esiste ancora. Quest’anno stiamo giocando la sedicesima edizione, la prima con asta integrale e squadre tutte diverse. Abbiamo perso i tradizionalisti della formula Magic e siamo rimasti solo in cinque. Per fortuna durante l’estate abbiamo raccolto un nuovo adepto raggiungendo il numero minimo indispensabile di sei partecipanti. È un campionato divertente e siamo sicuri che l’anno prossimo, se riusciremo a trovare almeno altri due partecipanti, lo sarà ancor di più. Sono anche momentaneamente in vetta, a pari punti proprio con la new entry. Evento più unico che raro dato che il solo fantacalcio da me vinto risale alle scuole  medie (Montella/Bierhoff/Weah).

La seconda: spero di non avervi confuso troppo col mio continuo passare dalla prima persona singolare alla prima persona plurale. In realtà sono io da solo (un anonimo scriba di Aquilonia) a curare questo blog e tutta l’Hyboria League. Ma spesso scrivo al plurale perché mi diverte l’idea di parlare a nome di una redazione intera che non esiste. A meno che non si possa considerare mio figlio di un anno un collaboratore, visto che ogni tanto lo guardo mentre gioca sul pavimento e gli chiedo: “bell’a papà: Maxi Lopez o Niang?” e lui mi risponde cose tipo “ecchetè undì manaaaa”. E allora metto Calhanoglu.

Un saluto da tutta la redazione che non esiste e Forza azzurri che non mi posso permettere un estate a scrivere di un mondiale giocato da altri!!

3 comments

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