Manifesto antisemita Ultras Roma

Anche oggi risolviamo domani

Ci vuole una bella faccia tosta per sostenere che siamo di fronte a poche decine di deficienti. Siamo nel bel mezzo di un’emergenza culturale senza precedenti. Ogni tanto ci scappa il morto vero ma, fatto più grave ancora, a morire ogni maledetta domenica sono le coscienze di migliaia di ragazzi risucchiati nel vortice di questo odio insensato e fine a sé stesso che abita le curve di quasi tutti gli stadi.

I capi Ultras, quando va bene, sono fascistelli che nella vita fanno i tirapiedi di qualche delinquente vero. Quando va male, sono essi stessi i delinquenti in carne ed ossa. E sono venerati da frotte di ragazzi che, obnubilati dalle dinamiche di massa (non occorre scomodare Gustave Le Bon per capire a cosa mi riferisco), corrono sugli spalti pronti a vomitare tutta la loro ignoranza ad ogni cenno di megafono. Abbiamo consentito che questi personaggi si impadronissero degli stadi, spazi pubblici aperti a tutti. Lo hanno consentito le società, intimorite o conniventi in loschi affari di bagarinaggio e scambi di favori. Lo abbiamo consentito noi tifosi per bene, incapaci di opporci al dilagare di questo fenomeno.

Oggi, dopo i vergognosi cori di San Siro nei confronti di Koulibaly (complimenti all’Inter per non aver presentato ricorso contro la squalifica), è avvenuto l’ennesimo episodio sconcertante.

Koulibaly e Icardi

Diversi manifesti di stampo antisemita sono stati affissi da alcuni tifosi della Roma in diverse strade della capitale. Oggetto di scherno i rivali cittadini della Lazio e i rivali storici del Napoli. Essere equiparati agli ebrei è un insulto in questi ambienti, brodo di cultura delle ideologie di estrema destra. Normale dunque utilizzare, di nuovo, argomenti antisemiti. Quindici mesi fa accadde a parti invertite, quando apparirono delle foto di Anna Frank con la divisa della Lupa. Dedicai un post all’accaduto, sempre su questo blog. La lettura di brani del suo diario nei momenti antecedenti alle partite del turno successivo fu snobbata, quando non addirittura coperta dai fischi e dai cori delle curve. I tifosi dell’Ascoli giustificarono la loro protesta nella seguente maniera: “Non vogliamo essere complici di un teatrino mediatico e istituzionale che dimentica i terremotati e i nostri anziani, ma è, invece, sempre prontissimo a indignarsi e a strumentalizzare una decina di adesivi”. Le solite cazzate sovran-populiste. Ci mancava solo: “E allora Soros? E allora le foibe? E allora la bonifica dell’Agro Pontino?”.

Cosa fare? Io non so cosa fare. In questa cloaca senza fine il nostro ministro dell’Interno, noto ventennale fancazzista a spese nostre, continua a dire che le partite non vanno fermate. Le Europee si avvicinano e i voti dei fascistelli delle curve servono. Non possiamo aspettarci niente di buono da chi guida le istituzioni politiche nazionali. Altro che modello inglese, celle negli stadi e tolleranza zero. Qua, se tutto va bene, la risolviamo con una diretta facebook e due scorregge con le ascelle.

Salvini con Lucci, Ultras condannato del Milan

Io non so più che dirvi. Sono avvilito.

Vorrei che le persone per bene che frequentano gli stadi si impadronissero della scena. Vorrei che ad ogni “buuuuu” nei confronti di un avversario di colore rispondessero con applausi scroscianti in grado di coprirli. Vorrei che i calciatori si ribellassero. Vorrei che quelli presi di mira uscissero dal campo immediatamente, anche a fronte del rischio di sanzioni sportive, come fece Muntari a Cagliari. Vorrei che lo facessero anche compagni ed avversari.

Ma tanto non succederà. Lo spettacolo deve continuare. “Ho pagato l’abbonamento allo stadio”. “Ho pagato l’abbonamento alla pay-tv”. “Ho giocato alla Snai”. Gnè gnè gnè.

In una società in cui, a detta di molti tifosi “normali”, i diritti del consumatore vengono prima della lotta al razzismo, per me non c’è speranza. Anche oggi risolviamo domani. Ma occhio che domani, finiti neri ed ebrei, potrebbe toccare anche a te.

2 comments

  1. La deriva è anche colpa dei media
    Da una parte hanno solleticato la parte populista, dall’altra sono omertosi quando le manifestazioni razziste e antisemite arrivano da tifoserie tutelate (soprattutto quella romanista)

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    1. Non bisogna farne un problema di tifoserie buone e tifoserie cattive. Qua è un problema di tutti. E l’indifferenza e l’immobilismo che contraddistinguono chi potrebbe provare a fare qualcosa fanno ancora più paura dei gesti stessi. Il male sta diventando banale. Non possiamo e non dobbiamo ‘abituarci’ a tutto questo.

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