Nazionale

Ciao mister

Avevo solo sette anni in quella bellissima estate del 1990. Avevo cominciato ad accostarmi al mondo del pallone a primavera. C’era mio padre tutto preso da quel finale convulso di campionato che vide il Napoli spuntarla sul Milan dopo una serie infinita di colpi di scena e di polemiche. Era l’anno dei mondiali e, sempre papà, aveva deciso di fare un salto nel futuro acquistando per l’occasione la nostra prima tv a colori: un Trinitron Sony che, a vederlo adesso (è ancora da qualche parte in cantina), sembra uscito direttamente da Videodrome.

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Abbracciamoci

Come riprendersi da una botta del genere? Rituffarsi con entusiasmo in questo progetto di cui solo ieri ho raccontato con orgoglio la Genesi non basterà. Vero, la vita è fatta di tanto altro e le cose importanti sono lontane anni luce da uno sport in cui 22 ragazzi sudati corrono fino allo sfinimento dietro ad un pallone per un’ora e mezza senza che, in un’ora e mezza, questo riesca ad entrare una stramaledetta volta in quella rete.

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Dobbiamo andare in Russia

Esiste una leggenda secondo la quale noi italiani, nei momenti di estrema difficoltà, siamo capaci di tirare fuori il meglio di noi stessi per uscirne insieme. Non è vero ovviamente. Questa boutade, che credo risalga a faccende quali la prima guerra mondiale, rimane una cosa buttata lì. Il suo scopo è più che altro consolatorio. Siamo un popolo con uno scarsissimo senso della nazione che se emerge, emerge solo nei momenti in cui le cose vanno benissimo. In quei casi corriamo tutti felici ad abbracciarci nel tentativo, sotto sotto, di prenderci un pezzettino di meriti non nostri.

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Fuori le palle!

Donnarumma ha parlato. Gianluigi non ha detto niente. Forse è meglio così. Alla vigilia di un match complicato come quello di stasera forse meglio non concedere pensieri ad altro. Anche perché, opinione personale, quei pensieri sarebbero comunque fuori tempo massimo.

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