La ventitreesima edizione dei mondiali di calcio, in campo, è stata spettacolo puro. Io mi sono divertito. Indipendentemente da come finirà stasera e al netto dei problemi politico-organizzativi che si sono evidenziati prima e durante…e di cui si avrà modo di parlare anche nei prossimi mesi.
Molte partite sono rimaste incerte fino alla fine, appese ad un filo, smentendo la narrazione dominante su un allargamento che avrebbe spalancato le porte a squadracce di ogni risma. Un paio di goleade le abbiamo viste, ma sono state sporadiche.
Abbiamo assistito a rimonte epiche. In tante partite (non sono in quelle dell’Argentina di Adani) è parso di viaggiare a tutta velocità sulle montagne russe.
Abbiamo potuto ammirare tante reti di pregevolissima fattura e abbiamo conosciuto protagonisti inattesi. Calciatori semi-sconosciuti che per una notte sono riusciti a diventare idoli mondiali. Come non pensare al portierone di Capo Verde?
E’ questo quello che io pretendo da un mondiale. Il torneo di calcio che ritengo, di gran lunga, il più importante di tutti.
Il merito è dei giocatori che hanno interpretato (quasi tutti) lo spirito di questa competizione nel miglior modo possibile. Fossero essi campioni affermati o comprimari spuntati fuori dal nulla.
In campo si sono visti il cuore, l’orgoglio ed il coraggio che ogni calciatore è chiamato ad esprimere quando indossa la maglia del proprio paese. Quando saranno in grado di farlo pure i nostri, forse ritroveremo il posto nella più grande festa che il calcio è in grado di regalarci.
Buona finale a tutti!
